I composti odorigeni non sono necessariamente associati a un reale rischio per la salute umana, sia per la natura raramente pericolosa degli odoranti, sia per le concentrazioni generalmente molto basse. 

I possibili effetti avversi sono spesso associati al “fastidio olfattivo” quali disturbi gastrici, mal di testa, disturbo del sonno, perdita di appetito. 

Si possono avere tali effetti anche quando un residuo odoroso è presente in concentrazioni molto basse, solitamente molto più basse di quelle capaci di causare danni alla salute o effetti sull'ambiente. 

Se si confronta il T.L.V., Threshold Limit Value (concentrazione di composto che non produce effetti nocivi in un lavoratore a essa esposto durante la sua vita lavorativa di 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana) dell’ACGIH (Associazione degli Igienisti Industriali Americani), con la soglia di percezione olfattiva, si nota che i due parametri non sono tra loro correlati. 

Questo avviene perché non esiste una correlazione fissa tra odori e tossicità delle sostanze. In Italia alcuni dei TLV pubblicati dall’ACGIH sono stati inseriti nel recente Dlgs 81 del 2008, 

 

Attuazione dell'articolo uno della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. La soglia di percettibilità dell’odore (OT50 Odour Threshold) viene definita come la minima concentrazione di un composto odoroso che porta alla percezione dell’odore con una probabilità del 50% (soglia bassa). La soglia di riconoscimento al 100% (ORC100 Odour Recognition Concentration) è la concentrazione alla quale il composto viene identificato con una probabilità pari al 100%. Per le sostanze odorose è opportuno calcolare il rapporto tra la soglia di percettibilità olfattiva (OT) e il TLV; le sostanze con rapporto inferiore a uno verranno percepite prima di esercitare i propri effetti tossici e viceversa. 

Le soglie olfattive (OT) sono state pubblicate da Ruth, 1986.